Incipit
La terra degli imperfetti
Nelle prime ore del mattino, quando la città era ancora addormentata, Virgilio ricevette una videochiamata criptata che lo strappò dal sonno. Dall’altro lato, una sua vecchia conoscenza andò subito al dunque, saltando le solite frasi di saluto.
«Virgilio, ci sono movimenti nell’ombra. Qualcosa di grande sta per accadere e temiamo possa coinvolgere New-world2050.»
Virgilio, ancora intorpidito dal sonno, cercò di decifrare il significato di quelle parole.
«Di cosa stai parlando?»
«Gli amici stanno registrando segnali inquietanti che portano a New-world2050. Non abbiamo dubbi, stanno tramando qualcosa che non ci piacerà.»
Virgilio si sedette sul letto, la mente improvvisamente sveglia e in allerta. Si era lasciato quel mondo alle spalle, ma le parole del suo interlocutore risvegliarono vecchi ricordi e paure.
«Siete sicuri?» chiese, mentre i ricordi di un passato che sembrava lontano corsero ad affollare la sua mente. «Dietro a New-world2050 c’è un gruppo pericolosissimo. Il suo potere economico-finanziario è enorme, il suo fatturato è pari al PIL di quasi tutta l’Europa messa insieme e possiede un social network che gli dà il controllo totale su gran parte della popolazione. Se si muovono, allora il loro complotto non potrà che essere planetario.»
«Questo è quanto avevo da dirti, tieni gli occhi aperti. Tu sei la nostra sola speranza. Virgilio, c’è ancora bisogno di te.»
Il suo interlocutore si congedò senza lasciare spazio a una replica, lasciando Virgilio solo con i suoi pensieri e un crescente senso di inquietudine. Qualcosa stava per accadere, e lui, volente o nolente, se ne sarebbe dovuto occupare.
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Capitolo 1
Quanto tempo è passato!
«Ciao Silvia»
La voce udita alle sue spalle la fece sobbalzare: era una voce che non sentiva da circa vent’anni. Per la verità, aveva sperato di sentirla di nuovo quel giorno. Sarebbe accorso anche lui a dare l’ultimo saluto al Gran Maestro? Non ne era certa. Ci sperava, non senza ragione, ma non poteva esserne sicura.
Virgilio, ora un uomo sulla cinquantina con un fisico ancora asciutto e capelli corti neri in parte e in parte bianchi, si avvicinò. I suoi occhi scuri erano pieni di quella stessa intensità di vent’anni fa, anche se segnati dall’esperienza e dalla saggezza maturata con l’età.
«Virgilio! Come stai?»
«Bene!»
«Sono contenta di rivederti anche se avrei preferito in una occasione migliore.»
Silvia aveva circa quarant’anni ed era ora una distinta donna in carriera. I suoi lunghi capelli scuri, una volta liberi e selvaggi, erano ora raccolti in uno chignon elegante che enfatizzava le linee mature del suo viso allungato.
I suoi occhi verdi, un tempo pieni di giovanile ardore, trasmettevano ora un senso di calma e sicurezza, pur conservando quella luce radiosa che un tempo lo avevano tanto affascinato.
«Non potevo mancare al funerale del Gran Maestro. È stato molto importante per me.»
«È stato molto importante per tutti noi,» precisò Silvia «Loquendum ci ha cambiato la vita e ha offerto all’umanità un’alternativa ai social network di venti anni fa.»
«Vero, noi due ci abbiamo messo molto in questa impresa.» rispose lui sorridendo, poi cambiando argomento. «Ho visto che hai fatto una bella carriera, mi fa piacere onestamente.»
«Non mi lamento, ma tu invece? Sei sparito all’improvviso, cosa hai fatto in questi venti anni?»
Silvia non lo avrebbe confessato neanche sotto tortura, ma più volte aveva cercato informazioni su di lui. Il suo profilo su Loquendum era asfittico, pochissimi post, qualche foto da paesi lontani, qualche condivisione. Nulla di utile. Avrebbe potuto usare la sua influenza per ottenere informazioni, ma saggiamente aveva preferito non farlo. In tutti quegli anni, si era chiesta spesso come sarebbe stata la sua vita con lui se solo il suo cuore fosse stato pronto per quell’amore, e se la storia con Romolo fosse stata superata.
«Nulla di rilevante, sono stato un po’ in giro per il mondo, ho fatto esperienze interessanti e conosciuto belle persone.»
«Hai messo su famiglia?» Gli chiese lei cercando di ostentare un interesse più formale che sostanziale, come se quella domanda fosse solo un cortese modo per proseguire il discorso.
«Ho avuto qualche storia, ma nulla di serio o di duraturo.»
Perché non le chiedeva di lei? Non le interessava conoscere le sue vicessitudini sentimentali? Era un po’ delusa, quell’incontro tanto atteso si stava rilevando molto freddo.
«Non mi sembravi così ostile all’idea di metter su famiglia.»
Virgilio guardò lontano, quasi a ricercare nel passato. «Non lo sono infatti. Forse non era il momento giusto, o la persona giusta,» ammise con un mezzo sorriso malinconico. «Tu invece sei stata più fortunata.»
«Come fai a dirlo?»
«Sposata e con un figlio. Dimentichi che sei una personalità pubblica, la tua biografia è on line e ogni tanto qualche giornale parla di te.»
«Separata! Non sei aggiornato.»
«Beh! Non è che passare il tempo a leggere i giornali on line sia la mia massima aspirazione» Rispose Virgilio ridendo.
Silvia prese coraggio e ad un certo punto confessò:
«A dire la verità, speravo un po’ che saresti venuto…»
«In realtà io non sono venuto solo per il Gran Maestro, ma anche perché speravo di incontrarti. C’è una cosa importante che devo dirti.
C’è movimento in New-facebook, stanno preparando qualcosa che di sicuro non ci piacerà e conoscendoli sarà qualcosa di grosso, di planetario»
«New-facebook? Vorrai dire New-world2050! Non ricordi che nel 2029 hanno cambiato nome?» Lo corresse Silvia.
«Hai ragione, scusami … Sono passati vent’anni da quel 2029, ma nella mia mente sono rimasti sempre New-facebook, come ai tempi in cui abbiamo cercato di impedirgli di eliminare Loquendum.»
Silvia e Virgilio erano stati i due grandi protagonisti venti anni prima, durante la resistenza di Loquendum contro New-facebook. Quest’ultima era emersa quando un potentissimo gruppo segreto aveva acquistato Facebook con una brillante operazione in borsa, trasformandola radicalmente. Dopo la crisi reputazionale del 2029 dovuta al fallito tentativo di distruggere Loquendum, il gruppo aveva cambiato nome in New-world2050 e aveva iniziato a esercitare un’influenza occulta ancora più vasta.
Tutti i presenti conoscevano e riconoscevano il loro ruolo di primo piano in quegli avvenimenti, secondo solo a quello del Gran Maestro e per questo in molti si avvicinavano per portare le loro condoglianze e per scambiare qualche parola con i due indiscussi protagonisti di quella stagione eroica. Non potendo evitare di essere separati a causa delle circostanze, si diedero appuntamento per dopo il funerale.
Finita la funzione funebre per il Gran Maestro e salutati i presenti, Silvia e Virgilio si avviarono senza fretta verso l’uscita del cimitero. Lungo l’ampio viale, all’ombra di antichi cipressi ricordarono quei giorni eroici di venti anni prima, senza però accennare alla loro storia. Cercarono di comportarsi più come due vecchi amici che non si erano visti da tempo piuttosto che come due ex amanti.
«Allora! Cosa vogliono fare?» Chiese Silvia all’improvviso cambiando discorso.
«Di preciso non lo so. Stiamo osservando delle strane attività.»
«State? Tu e chi altri?»
«Lo sai che non ho mai chiuso i contatti con il mondo degli hacker etici».
«Non godono di buona stampa, lo sai bene anche tu. Hanno un modo tutto loro di intendere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato e poi sono contrari a New-world2050 per principio. Non proprio un esempio di obiettività.»
«Sì, ma sono imbattibili nell’intrufolarsi nei sistemi avversari. Tra l’altro quando lavorammo per Loquendum hai avuto modo di apprezzarli. Davide, Leonardo e Game Over sono stati fondamentali.» protestò Virgilio.
«Non mi stai dando alcun aiuto, non possiamo certo intervenire sulla base di voci incontrollate e, per giunta, da parte di gente che non gode di grande considerazione,» replicò Silvia che, notando la delusione sul volto di Virgilio, aggiunse:
«Magari però si possono fare indagini non ufficiali, c’è una mia collaboratrice molto in gamba a cui puoi fare riferimento. Mi aspetta all’uscita, te la presento quando arriviamo.»
«Grazie! Sapevo di poter contare su di te.»
«Sì, ma tieni presente che in questi vent’anni le cose sono cambiate. Ora il mio ruolo è molto diverso, ho delle responsabilità pubbliche e non posso agire in maniera sconsiderata.»
«Lo so, hai fatto una bella carriera, non avrei mai detto che la politica fosse la tua aspirazione.»
«Mi hai conosciuta quando avevo poco più di vent’anni, ancora non avevo veramente idea di cosa volessi fare e comunque più che una scelta è stato un trovarcisi dentro. I social network, volenti o nolenti, hanno un grande potere e danno molta visibilità. Il mio ruolo come console del sistema prima e poi come maestro (nota 1) la mia storia in difesa di Loquendum mi hanno permesso di diventare parlamentare europeo e di essere uno dei leader del partito di Loquendum. Se tu, non fossi andato via così stupidamente e avessi accettato il ruolo di console che il Gran Maestro aveva offerto anche a te, oggi saresti un mio collega e magari mi staresti aiutando.»
«Lo sai, questa vita non fa per me. Ma cos’è il partito di Loquendum? Io credevo che avessimo realizzato un social network, non un partito.»
«Molte cose sono successe da quel giorno in cui te ne andasti.»
Il continuo richiamare e sottolineare quel giorno in cui Virgilio scelse di andare via era un evidente sintomo di quanto quella scelta le avesse pesato. Lei sapeva benissimo che Virgilio avesse ragione, in quel momento lei non era pronta per vivere pienamente la storia d’amore con lui, ma con il tempo, era convinta, le cose sarebbero cambiate.
«Ufficialmente il partito di Loquendum non esiste» continuò Silvia «ma inevitabilmente, due tipologie di persone si sono aggregate attorno a Loquendum e New-world2050, e come loro, anche noi sponsorizziamo segretamente alcuni candidati e partiti. Di fatto le sigle nei parlamenti nazionali e sovranazionali sono tante ma alla fin fine esistono solo due veri grandi partiti, noi e loro.»
«Tanto segretamente non direi,» rispose lui ridendo.
Totalmente assorbiti dal flusso dei loro pensieri e delle loro parole, arrivarono all’uscita del camposanto. L’atmosfera era densa delle emozioni che i due si sforzavano di dissimulare. L’autista della parlamentare la attendeva pazientemente al posto di guida nell’auto blu riservata alle personalità.
Sul sedile posteriore, una donna dal portamento fiero e occhi verdi era seduta assorta nella lettura di alcuni documenti. I suoi capelli lunghi e scuri cadevano morbidamente sulle spalle. Indossava un elegante tailleur grigio scuro, che le conferiva un’aria autorevole, ma al contempo emanava un’aura di mistero. Alla vista della sua superiore uscì dall’auto e si avvicinò.
«Ti presento Virgilio, un vecchio amico. Se fai una ricerca su di lui su Internet …» le disse la parlamentare.
«Non c’è bisogno,» la interruppe la donna, «è famoso, chiunque voglia conoscere la storia di Loquendum sa che voi due, non solo avete partecipato alla realizzazione del sistema ma avete anche impedito che fosse distrutto da New-facebook.»
Così dicendo allungò la sua mano verso Virgilio e a lui rivolto disse: «Piacere io sono Valeria.»
«Il piacere è mio.» rispose lui
«Secondo Virgilio, New-world2050 sta preparando qualcosa di preoccupante. Vorrei che tu te ne occupassi. Indaga con molta circospezione e tienimi informata.»
«Va bene.» rispose Valeria, ben felice di essere stata presa in considerazione per un incarico che sembrava importante.
«Scambiatevi i vostri recapiti.» suggerì Silvia e poi allungando un bigliettino a Virgilio disse con tono ammiccante «questo è il mio numero privato, lo conoscono in pochi. Quando vuoi contattami pure, mi fa piacere ricordare i bei vecchi tempi andati.»
Visibilmente contento per quel gesto Virgilio lo mise in tasca sorridendole.
L’autista immobile in silenzio con la mano sulla maniglia della portiera lato passeggero aperta ricordò a tutti che era giunto il momento di andare. Silvia guardò per qualche istante negli occhi quell’uomo con cui aveva condiviso una grande impresa e anche il letto, e poi malvolentieri lo salutò, entrando nell’auto che velocemente ripartì.
«I siti che raccontano gli eventi del 2028 e 2029, ai primordi di Loquendum, lasciano intendere che voi non foste solo amici, ma che ci fosse qualcosa di più.» chiese Valeria, dopo qualche attimo di esitazione, alla sua datrice di lavoro.
«È vero.» rispose sorridendo Silvia.
«Perché è finita?» chiese Valeria incuriosita.
«Se hai studiato la storia di Loquendum, saprai che inizialmente stavo con Romolo e che lui morì ucciso in un conflitto a fuoco con dei criminali che ci avevano intercettati per permettermi di fuggire e completare la nostra missione. Poi io e Virgilio rimettemmo in piedi il nostro social network combattendo New-facebook, e in quel periodo nacque un sentimento tra noi. Purtroppo non ero pronta, il passato non era stato superato e lui ne prese atto e andò via, rinunciando anche all’allettante offerta di console. Scelse quindi di rinunciare ad entrare nel consiglio dei dieci, il massimo organo di gestione del nostro social network, carica che gli fu offerta su un piatto d’argento. Io avevo solo bisogno di un po’ di tempo, ma lui non ha voluto concedermelo. Non lo biasimo, non era una situazione facile e neppure era chiaro se e quando sarei stata pronta a vivermi completamente la storia con lui. Da allora mi sono spesso domandata come sarebbe stata la mia vita se fosse rimasto al mio fianco.» rispose Silvia con voce resa incerta dal carico emotivo di quegli eventi riportati alla mente.
«Ti ringrazio per avermi scelta per questa missione, ma non mi è chiaro cosa dovrei fare,» disse Valeria cambiando discorso.
«Virgilio è convinto che New-world2050 stia tramando qualcosa, non è tipo da allarmarsi inutilmente e conosce gente strana, ma informata su queste cose. Indaga con lui e tienimi informata.
Probabilmente stanno esagerando, ma qualora avessero ragione, non voglio rimproverarmi di aver sottovalutato il pericolo.»
Nel frattempo Virgilio, una volta accomiatatosi dalle due donne, si allontanò lentamente a piedi. Mentre si allontanava dal cimitero, i ricordi cominciarono ad affiorare nella sua mente come pezzi di un sogno lontano. La conversazione con Silvia aveva risvegliato ricordi che aveva custodito nel profondo del suo cuore. C’era una parte di lui, un angolo nascosto della sua mente, che si chiedeva ancora cosa sarebbe potuto succedere se avesse preso decisioni diverse anni fa. Guardando il cielo sopra di lui, un senso di nostalgia lo avvolse. Aveva fatto la scelta giusta lasciando tutto alle spalle? Forse, ma i rimpianti erano come fantasmi che a volte tornavano a visitarlo nei momenti più inaspettati.
All’improvviso, Virgilio scosse la testa come per scacciare le ombre del passato e si concentrò sul presente. Era ora di agire!
Decise di contattare Simone in videochiamata. Conosciuto con il suo nome di battaglia Game Over, Simone aveva fatto parte dei programmatori che avevano realizzato Loquendum e del ristretto gruppo guidato da Silvia e Virgilio che lo avevano salvato. All’epoca giovanissimo hacker, era ora un astronauta specializzato nei sistemi informatici, ma non aveva mai del tutto perso i contatti con il mondo degli hacker.
Mentre aspettava che Simone rispondesse alla videochiamata, Virgilio si sentì come se stesse per riaprire un capitolo della sua vita che aveva pensato fosse definitivamente chiuso. La situazione con New-world2050 lo preoccupava più di quanto volesse ammettere. Era un sentimento familiare, una sorta di eco del passato che riemergeva.
Quando Simone apparve sullo schermo, Virgilio sentì una forte emozione. Tanti anni erano passati da quel periodo turbolento in cui salvarono Loquendum, eppure sembrava ieri. Rispetto al passato, Simone era cambiato, forse anche aiutato da quell’esperienza di venti anni prima. Da ragazzo timido, introverso ed esile, ora era diventato un professionista sicuro di sé e anche con un fisico atletico frutto di un intenso allenamento.
«Ciao Simone, come stai?» la voce di Virgilio trasmetteva un misto di nostalgia e urgenza.
Simone rispose con un tono scherzoso, ma la sua voce tradiva la sua sorpresa.
«Uelà Virgilio, chi non muore si rivede! Ma dimmi, dove sei finito tutto questo tempo?»
«Magari te lo racconterò davanti ad una birra quando ci incontreremo, cosa che spero faremo presto. Ora però mi serve il tuo aiuto. È da un po’ di tempo che girano voci preoccupanti: New-world2050 sta tramando qualcosa. Volevo chiederti cosa ne sai e se puoi aiutarmi.»
«Mi spiace, oggi mi occupo di altro e non ne so nulla, però se davvero c’è qualcosa di vero in quello che mi stai dicendo, allora devi contattare uno che chiamano
“lo strano”, è un tipo sospettoso e poco diplomatico per non dire scorbutico. Non ti aspettare che ti faccia le feste quando lo incontrerai. Vive nella Nuova Suburra, il nuovo quartiere popolare di Roma dove hanno concentrato la varia umanità che volevano allontanare dagli altri quartieri. Non è un posto dove ci si va con piacere. Sulla piazza principale, dedicata a Licinio,» nel pronunciare quel nome si interruppe come per trattenere le lacrime al ricordo di quello che amorevolmente loro chiamavano il nonno, un pilastro di Loquendum verso cui Simone nutriva un grande affetto e che considerava il suo mentore. «c’è un locale dove quelli del posto vanno a bere e giocare. Lo troverai lì.»
«Grazie! Sapevo che mi saresti stato utile»
«Mi devi una birra, guarda che ci conto. Mi farebbe molto piacere rivederti, magari contatto anche qualcuno del vecchio gruppo.»
«Sì! Dai! Mi fa molto piacere, appena possibile ti contatto.»
«A proposito, perché non senti Silvia? È diventata un pezzo grosso. Non so perché vi siete lasciati, ma lei ti può essere molto più utile di noi, può muovere leve che noi ci sogniamo.»
«L’ho incontrata questa mattina al funerale del Gran Maestro e le ho parlato. Mi ha affidato una sua collaboratrice per condurre le indagini.»
«In bocca al lupo allora.»
«Crepi.»
Terminato il suo orario di lavoro, Valeria si recò al ‘Caffè della Luna’, un accogliente bistrot nascosto in una pittoresca viuzza del centro storico, un angolo riservato lontano dalla frenesia cittadina. Le vetrine finto antiche nascondevano un interno caldo e invitante, dove l’aroma del caffè appena macinato si intrecciava con quello di dolci al cioccolato appena sfornati. I muri erano un’esplosione di colori con affreschi di artisti emergenti che raccontavano storie prive di parole.
Luci soffuse pendevano dal soffitto, creando un’atmosfera intima e rilassata, mentre morbidi cuscini adornavano i divani angolari. Le risate e le chiacchiere degli altri clienti si mescolavano alla musica jazz che si diffondeva dalle casse rivestite in legno, aggiungendo un tocco nostalgico all’ambiente. Ogni dettaglio del caffè sembrava essere stato pensato per evocare una sensazione di comfort e creatività, rendendolo il luogo perfetto per distaccarsi dalla realtà e immergersi in conversazioni profonde e rilassate.
Monica, con la sua chioma riccia e i suoi occhi vivaci e allegri, era sempre la prima a rompere il ghiaccio con una barzelletta o un aneddoto strampalato. Francesca, invece, era l’opposto: riservata e riflessiva, ma con uno sguardo attento che raramente mancava di notare i dettagli più significativi.
Il lavoro di Valeria era molto impegnativo e con fatica riusciva a trovare un buco libero nella sua agenda da poter dedicare a questi incontri.
Tuttavia, malgrado la stanchezza e le pressioni del lavoro, non avrebbe rinunciato a queste serate per nulla al mondo.
«Ciao ragazze, scusate il ritardo,» disse mortificata Valeria alle due amiche sedute al tavolo.
«Dov’è la novità?» rispose Monica ridendo, «Lo sappiamo che tutto il mondo dipende da te e non puoi mollare un attimo.»
«Dai! Mi fate sentire in colpa,» rispose Valeria.
Il tempo passava e tra uno stuzzichino e l’altro le tre donne si scambiarono delle confidenze su di loro e su amiche in comune.
«Ci hai detto l’altro giorno che ti sei lasciata con Giovanni,» riferì Francesca.
«Sì,» le rispose Valeria.
«Sembravate così affiatati, cosa è successo?» Chiese Monica.
Valeria fece una pausa, il suo sguardo diventò distante come se stesse rivivendo quei momenti.
«Sapete, con Giovanni c’era complicità, qualcosa di più di una semplice attrazione fisica. Ci completavamo a vicenda. Quando abbiamo iniziato a parlare di avere un figlio, sentivo che stava per iniziare un nuovo capitolo della nostra vita. Ma poi, sono cominciati i guai,» la sua voce si ruppe leggermente, riflettendo il peso di quella perdita.
«Ogni discussione sul contratto genitoriale da firmare diventava sempre più tesa, più carica di incomprensioni. Sentivo che stavo perdendo non solo il sogno di una famiglia ma anche una parte di me stessa.
Io volevo un ruolo maggiore e lui insisteva sulla bigenitorialità perfetta. Ero convinta che alla fine ci saremmo messi d’accordo, ma lui è rimasto fermo sulle sue posizioni. Dopo l’ennesimo litigio, con il cuore pesante, ho capito che la nostra strada insieme era finita.» Un sospiro le sfuggì mentre continuava.
«Lui ha partecipato all’asta in cui la sua attrice preferita metteva in vendita un suo ovulo, lo ha comprato e lo ha portato alla fabbrica dei bambini dove lo ha fatto fecondare con il suo seme e messo nell’utero artificiale che ha fittato.
Fra poco più di otto mesi sarà padre. Ovviamente non c’erano più possibilità di ricucire e ognuno è andato per la sua strada,» rispose Valeria.
«Ci sono tanti attori fighi che mettono all’asta il loro sperma perché non fai pure tu la stessa cosa?» esclamò Monica.
«I figli costano, è preferibile condividere le spese per poter garantire loro il meglio. Ho messo l’annuncio nel sito di ricerca per cogenitori con il contratto genitoriale che Giovanni non ha voluto. Valuterò le offerte,» aggiunse Valeria.
«Non vorrei fare la guastafeste,» esclamò Francesca, «ma è difficile che uno accetti di pagare soltanto. Ormai tutti pretendono la bigenitorialità perfetta,» commentò Francesca.
«Non ho fretta, ho fatto crioconservare (nota 2) i miei ovuli e quando troverò il cogenitore giusto ne farò fecondare uno e lo metterò nell’utero artificiale che mi daranno nella fabbrica dei bambini.»
«Era meglio come si faceva un tempo, le cose capitavano o le facevi capitare e avevi risolto. Non ci hai pensato con Giovanni?» chiese Francesca.
«Non è più quel tempo, oggi c’è l’obbligo di modificazione genetica almeno al livello 1, quello base, giusto l’eliminazione delle anomalie. Un bambino nato naturalmente non potrebbe avere il certificato di perfezione. Non vorrei dare a mio figlio un futuro da imperfetto con tutte le limitazioni riservate a chi non ha il certificato di perfezione.»
«Come sta andando la ricerca?» Chiese Monica.
«È presto per dirlo, ho avuto una sola proposta. È disponibile ad accettare le mie condizioni, però è handicappato e ha pure delle caratteristiche fisiche sgradevoli. Gli ho chiesto di accettare per il bambino una modificazione genetica di livello 4, ma lui non si schioda dal livello 1.»
«Che persona irragionevole!» esclamò Monica, «Dovrebbe essere ben felice di garantire a suo figlio un alto livello di perfezione,» commentò Monica.
«Non esageriamo Monica, il livello 4 rappresenta una modifica molto pesante, il bambino avrebbe ben poco di lui,» considerò Francesca e poi rivolta a Valeria consigliò:
«Dovresti essere più elastica, le tue condizioni sono troppo dure, è difficile trovare qualcuno che le accetti,» disse Francesca.
«Non ho fretta, posso aspettare e tra l’altro in questo periodo il lavoro mi assorbe molto.»
Ripresero a raccontarsi e a raccontare le novità occorse alle loro amicizie comuni in una atmosfera rilassata e piacevole che si protrasse per più di un’ora prima di essere distratte dal segnale del dispositivo mobile di Valeria che andò a controllare.
Si trattava di un videomessaggio di Virgilio che la invitava la mattina successiva ad andare con lui ad incontrare quel tizio che chiamavano “lo strano”.
Capitolo 2
Ombre nella Nuova Suburra
Appena sveglia Valeria si diresse ancora assonnata in bagno. Davanti al grande specchio, si esibì in alcune strane boccacce e poi tirò fuori la lingua. Si sedette sul vaso per urinare e poi si posizionò di nuovo davanti al lavandino per buttarsi un po’ di acqua sul viso. Sullo specchio comparvero delle scritte e la voce del computer che gestiva la sua casa la informò:
“l’analisi delle urine non ha evidenziato problemi importanti. Si consiglia comunque di prendere alcune vitamine. Ho provveduto a effettuare l’ordine.”
«Grazie Albert! Cosa mi consigli per andare nella Nuova Suburra?»
“Sconsiglio abiti vistosi, meglio un abbigliamento informale e poco appariscente. Ora ti mostro alcune proposte.”
Sullo specchio, che fungeva da schermo, comparve un modello tridimensionale di Valeria con indosso i vestiti proposti. La donna effettuò la sua scelta e il piccolo assistente robotico poggiò gli abiti sul letto a due piazze situato al centro della stanza. Le due braccia robotiche abbinate al blocco cucina (nota 3) prepararono una ricca colazione che lei consumò celermente mentre a video scorrevano le ultime notizie del telegiornale.
Una volta pronta prese un taxi e raggiunse il luogo dell’appuntamento. Virgilio l’attendeva impaziente alla guida della sua auto. Una volta salita a bordo i due partirono verso una delle zone degradate della città di cui nessuno ricordava il vero nome, ma che tutti chiamavano Nuova Suburra. In realtà avrebbe dovuto essere un quartiere modello, partorito dalla mente di architetti visionari. Sia le case popolari che lo componevano, sia gli spazi comuni erano stati realizzati con le migliori intenzioni, ma, per non si sa quale motivo, in brevissimo tempo era diventato un luogo dove nessuno andava con piacere.
«Stai guidando come ai vecchi tempi?» chiese Valeria sorpresa.
«Sì! Non amo le auto a guida semi autonoma e men che meno quelle a guida autonoma. Preferisco essere io ad avere il pieno controllo del mezzo.»
“Ma li fanno in serie? Sono tutti uguali questi soggetti alternativi,” pensò la donna che chiese:
«Chi è il tizio che dobbiamo incontrare?»
«L’unica informazione in mio possesso è che lo chiamano “lo strano” e che frequenta un bar nella piazza dedicata al mio povero amico Licinio.»
«Andiamo bene!» sbottò lei scoraggiata.
«Se le cose fossero facili non ci sarebbe bisogno di noi.» le rispose lui con ironia.
«Stiamo andando in un posto dove è facile incontrare devianti, se non addirittura dei criminali. E se questo tizio fosse uno di questi?»
«Dobbiamo correre il rischio,» poi cambiando discorso Virgilio disse «Quando entrerò nel locale tu resta fuori, qualcuno potrebbe riconoscerti e non darmi le indicazioni che mi servono. Voi dell’alta società non siete amati in certi ambienti. Appena ti messaggio sul tuo dispositivo mobile entra e raggiungimi.»
«Mi lasci da sola in questo posto?» chiese lei preoccupata.
«Non abbiamo scelta, contatta la centrale operativa di polizia e fatti tenere sott’occhio, in fondo sei una collaboratrice importante dell’onorevole, non ti lasceranno sola.»
«Meglio di no, queste sono indagini informali. Chiamo degli amici, saranno loro ad avvisare la polizia in caso di problemi.»
Nella Nuova Suburra, l’atmosfera cambiò in maniera evidente. L’aria era intrisa di un miscuglio di odori: cibo di strada, esalazioni di veicoli datati, fumo di tabacco e inquinamento industriale. Le luci erano meno vivide, con insegne al neon che lampeggiavano stancamente. I suoni della città si trasformavano in un brusio costante, come un sottofondo di vita urbana che mai si spegneva. Gli edifici, un tempo simbolo di architettura moderna, ora sembravano consumati dal tempo e dall’abbandono, con graffiti che raccontavano storie di disillusione e resistenza.
Come stabilito, dopo aver parcheggiato l’auto, i due si separarono. Virgilio entrò da solo nel bar, accolto da un’atmosfera che ricordava un’epoca passata. L’illuminazione era scarsa, con lampadine appese disordinatamente che diffondevano una luce giallognola. L’aria era densa di fumo di tabacco che si mescolava con l’odore di legno vecchio e cuoio consumato. I suoni del locale erano un collage di conversazioni a bassa voce, il clicchettio delle tastiere, il rumore sordo delle palle del biliardo e occasionali risate roche. Ogni tavolo, ogni angolo del bar sembrava nascondere storie di incontri segreti e piani clandestini. Il bancone in legno, eroso dal tempo e dagli avventori, era un palcoscenico per il barista, che si muoveva con un’efficienza silenziosa, testimone muto, ma sempre attento, degli affari del locale.
Cercando di apparire come un cliente qualunque, muovendosi lentamente, con un atteggiamento fintamente impassibile, Virgilio si diresse verso il bancone, attirando su di sé gli sguardi della clientela.
Questo luogo sembrava un covo di pirati, una specie di Tortuga dei tempi moderni. All’interno era presente un’insolita mescolanza di persone: hacker concentrati sui loro laptop o cellulari, oppositori politici dai volti tesi e individui abituati a camminare sul filo del rasoio o a vivere di espedienti e sussidi. Tutte le conversazioni si interruppero all’improvviso quando si accorsero dell’intruso.
Attorno al biliardo, alcuni giovani manovravano le stecche con la destrezza dovuta a innumerevoli ore di gioco.
Anche loro interruppero la partita per squadrarlo dalla testa ai piedi. Virgilio, sentendo pesare su di sé tutti quegli sguardi, fece del suo meglio per ignorare l’inevitabile sensazione di disagio. Si sedette con ostentata disinvoltura sul primo sgabello libero al bancone. Dietro di esso, un energumeno di mezza età, sovrappeso e dallo sguardo truce, lo studiò attentamente attraverso i suoi occhiali a realtà aumentata, (nota 4) poi gli chiese con voce sicura:
«Cosa posso servirti?»
«Vorrei una birra fredda, ma non ho il pass di buon cittadino quindi dammi un succo di frutta, scegli tu il gusto,» rispose Virgilio cercando di sembrare il più naturale possibile.
Il barista esitò per un momento, i suoi occhiali a realtà aumentata avevano finalmente identificato l’intruso e adesso sapeva che Virgilio era uno di loro.
«E chi se ne frega del pass!» gli rispose, rilassandosi un po’ e mettendosi a versare una birra in un boccale. «Prendi la tua birra! Offre la casa.»
Dopo aver posato il boccale di birra davanti a Virgilio, il barista si girò verso gli altri avventori del bar che lo stavano osservando con un’attenzione quasi tangibile.
«È uno dei nostri. Tranquilli!» dichiarò interrompendo quel silenzio pesante. Molti tra i presenti tirarono un sospiro di sollievo, mentre la tensione sembrava sciogliersi.
Virgilio alzò il boccale, mostrando gratitudine con un cenno della testa, e svuotò la birra tutto d’un fiato. Quella bevanda fredda e amara sembrava avesse la capacità di lenire l’intensità della situazione, almeno per un attimo. Si asciugò la bocca con l’avambraccio, quasi a voler catturare l’ultimo retrogusto di orzo e luppolo.
«Ci voleva proprio, è da tempo che non ne bevevo di così buona,» esclamò, rivolgendosi al barista con un sorriso rilassato. Un po’ di risate e chiacchiere iniziarono a riempire il silenzio del locale, segno che la tensione era scomparsa.
Poi, il volto di Virgilio tornò serio. Si piegò un po’ verso il barista, abbassando la voce come se stesse per condividere un segreto. «Sto cercando una persona che chiamano “lo strano”. Mi hanno detto che avrei potuto trovarlo qui. Puoi indicarmelo?»
Il suo tono era diretto, ma gentile. Non stava facendo domande, stava semplicemente chiedendo una direzione. Dopo tutto, era lì per un motivo ben preciso.
Il barista gli indicò un uomo di circa una trentina di anni che, seduto ad un tavolo, giochicchiava con il suo dispositivo mobile in una zona poco illuminata dell’ampia sala.
Altezza media, capelli scuri e barba corta. Il suo vestiario non era per niente curato, usava indumenti comodi senza preoccuparsi in alcun modo di risultare elegante
«Posso offrirti una birra?» gli chiese Virgilio sedendosi al suo tavolo di fronte a lui.
Il suo interlocutore distolse lentamente i suoi occhi scuri dal dispositivo mobile, la sua espressione era distante e diffidente. «Perdi tempo, mi piacciono le femmine.»
Virgilio si sforzò di ridere a quella che gli sembrò una battuta, si rese conto che non sarebbe stato facile scardinare le resistenze di quell’uomo riservato ed enigmatico.
«Tu non mi conosci, ma se fai una ricerca con i tuoi occhiali a realtà aumentata scoprirai che …»
«Proprio perché ti conosco, ti sto ascoltando. Non crederai mica che perda tempo con il primo tizio che passa?» lo interruppe “Lo strano”, i suoi occhi penetranti fissarono Virgilio che, preso di sorpresa, si ritrovò per un istante senza parole. Non si aspettava che conoscesse già la sua reputazione.
“Lo strano”, leggendo la sorpresa sul volto di Virgilio, continuò: «Tu sei Virgilio, quello che salvò Loquendum anche se il merito se lo è preso quella politicante. Per molti di noi sei una leggenda.»
«Per molti, quindi non per te?»
«Anche io ti stimo per quello che hai fatto, ma non sono tipo da scodinzolare davanti alla gente famosa.»
«Comunque ti sbagli, Silvia ha avuto un ruolo molto importante in quelle vicende, ma non è per parlare di storia che sono qui da te.» Così dicendo fece segno di avvicinarsi a Valeria che era entrata dopo aver ricevuto il messaggio del suo accompagnatore.
“Lo strano” fissò Valeria con un sospetto che gli accese gli occhi. Nonostante l’abbigliamento dimesso la donna non sembrava affatto una delle comuni residenti di quel luogo.
«Fidati di me, se sai chi sono allora sai anche che sono uno dei vostri. Lei collabora con me e ti puoi fidare,» cercò di rassicurarlo Virgilio.
«Poliziotta?»
«No! La nostra non è una indagine ufficiale. Sospettiamo che New-world2050 stia tramando qualcosa e ci hanno detto che tu puoi aiutarci.»
«Nooo! Incredibile! Sospettate che New-world2050 sta tramando qualcosa? Ma siete delle volpi! Come avete fatto ad accorgervene? A voi non la si fa…»
Il tono canzonatorio di quell’individuo irritò Valeria che si era avvicinata senza pregiudizi e che anzi, aveva notato i bei tratti del suo viso.
Virgilio annuì con un sorriso forzato sul volto. «Non siamo molto svegli, è vero. Per questo ci siamo rivolti a te,» gli rispose in qualche modo assecondandolo.
«È da almeno un anno che New-world2050 sta facendo cose strane. Alcuni dei nostri hanno cercato di capire meglio cosa stessero complottando, ma quell’Agis, il loro responsabile della sicurezza, è un osso duro ed è riuscito a fermare ogni intrusione. Si vocifera che Ezio Auditore sia invece riuscito a scoprire cose interessanti.» pronunciò “Lo strano” queste parole con un tono serio e misterioso che fece rabbrividire Virgilio.
«Ezio Auditore? Il videogioco?» Chiese Valeria con un senso di incredulità dipinto sul volto.
«Sicuramente è il suo nickname,» le rispose Virgilio.
«Sì, è il suo nickname,» confermò “Lo strano”.
«Facci parlare con lui,» esclamò Valeria con risolutezza.
«Sei una medium?» le rispose “Lo strano” con un ghigno.
«Che significa questo?» Ribatté Valeria, l’irritazione ora era evidente nella sua voce.
«Tre giorni fa lo hanno trovato morto e nessuno di noi crede al suicidio.»
L’atmosfera si fece gelida a queste parole. Virgilio e Valeria si scambiarono un’occhiata, la morte di Ezio Auditore era una svolta inaspettata e temibile. Ora si rendevano conto della serietà della situazione, i loro sospetti erano tutt’altro che infondati.
La notizia di quella morte riportò alla mente di Virgilio i lontani anni 2028 e 2029 quando una lunga scia di morti causati dall’allora New-facebook stava per distruggere il progetto Loquendum. Evidentemente avevano cambiato solo il nome, ma non avevano abbandonato i vecchi metodi.
Valeria, con il volto teso, passò al suo interlocutore un biglietto con i suoi recapiti. «Qualsiasi informazione utile tu abbia chiamami, questo è il mio numero privato. A proposito qual è il tuo nome?»
«Hermes,» rispose “Lo strano”, il suo sguardo ancora fisso su di lei.
«Siamo tutti nella stessa situazione qui, con gli stessi casini da affrontare. Cosa ne dici di darci una mano?» chiese Virgilio a Hermes «Spero vorrai unirti a noi. Abbiamo bisogno di gente in gamba».
L’appello di Virgilio era sincero e urgente, poteva sentirlo nella sua voce.
«Ok,» gli rispose lui di rimando. Le sue parole erano brevi, ma portavano con sé un peso di fiducia reciproca.
«Ci conto!» sottolineò quella promessa Virgilio, che gli volle offrire una birra e infine, i tre si salutarono.
Durante il viaggio di ritorno in auto, Virgilio e Valeria si scambiarono le loro impressioni.
«Che tipo irritante, proprio non riesco a sopportarlo. Come fa a essere così maleducato?» esclamò lei.
«Non puoi capire, stava sulla difensiva. Loro sanno di non essere amati dalla polizia e di essere sempre a rischio di finire nei guai. Ci teneva a non scoprirsi troppo e anche a sottolineare la sua superiorità. Probabilmente per stare in quel posto deve avere avuto una vita difficile. Poi se lo chiamano “lo strano” ci sarà un motivo non credi?»
«Tu pensi che sia da prendere sul serio?» chiese lei.
«Sì. Per quello che mi suggerisce la mia esperienza il tipo è in gamba e tra l’altro chi me lo ha indicato ne ha grande stima.»
«In ogni caso io chiedo alla polizia un rapporto su di lui, non si sa mai!» considerò con preoccupazione Valeria.
«Certo, se dobbiamo dargli retta allora la situazione è molto problematica. Il rischio per noi diventa alto.»
«Temo di sì,» rispose Virgilio preoccupato.
Una volta giunto a casa, Virgilio effettuò una videochiamata ad Alfredo, con cui aveva mantenuto sporadici contatti nel corso degli anni. Quando Alfredo apparve sullo schermo, Virgilio notò subito la sua testa completamente calva, un cambiamento evidente rispetto ai ricordi che aveva di lui. Ormai era un uomo di mezza età, ma conservava un aspetto sportivo e tonico, dimostrando la sua continua dedizione alle arti marziali. I suoi occhi marroni, vivaci e penetranti, brillavano di un’intelligenza acuta e curiosa. Indossava una maglietta aderente che metteva in risalto la sua muscolatura scolpita, abbinata a un paio di jeans comodi, segno del suo stile casual ma sempre curato.
Come Capitan Harlock, il suo nickname di gioventù, aveva giocato un ruolo cruciale insieme a Virgilio e Silvia nella salvaguardia del social network Loquendum dall’aggressione dell’allora New-facebook. Ora, in qualità di ingegnere informatico, Alfredo ricopriva una posizione di rilievo nel settore tecnico di Loquendum. La sua voce, chiara e decisa, aveva un tono amichevole che nascondeva un carattere forte e determinato. Nonostante gli anni e le responsabilità, aveva conservato un animo giovane e un’attitudine al comando che lo rendeva un alleato prezioso.
«Ciao Virgilio!» rispose alla chiamata felice di rivedere il vecchio amico.
«Ciao Alfredo.»
«Mi piacerebbe pensare che mi stai chiamando per organizzare una serata tra vecchi amici, ma temo non sia questo il caso, in che modo posso aiutarti?»
«Fermo restando che le due cose non sono incompatibili, sì ho bisogno del tuo aiuto,» gli rispose Virgilio.
«Di che si tratta?»
«Ci sono fondati sospetti che New-world2050 stia tramando qualcosa. Bisogna capire cosa hanno intenzione di fare e fermarli.»
«Cosa vuoi fare?»
«Voglio ricreare il vecchio gruppo e indagare, poi si vede.»
«Chi hai contattato?»
«Al momento Simone, che mi ha indicato un hacker in gamba, e te.»
«Come ai vecchi tempi? Sì, ci sto! Ormai sto facendo solo lavoro d’ufficio, mi manca un po’ d’azione. Temo che Silvia non sarà dei nostri, ormai si è data alla politica.»
«Sì, però l’ho contattata e il suo aiuto comunque non mancherà, lei ci assicurerà la copertura politica e ha dedicato una sua importante collaboratrice a questa missione. Con chi sei rimasto in contatto?»
«Con Cesare e anche con Pietro, lavora con me qui a Loquendum. Rispetto a venti anni fa quando usava il nickname Dragon Ball è molto cambiato… in meglio.»
«Sai come contattare Massimo Decimo Meridio.»
«È stato ucciso.»
«Cosa? Chi è stato? New-world2050?» esclamò Virgilio, temendo che i nemici avessero già iniziato una nuova caccia all’uomo come nel 2028.
«No! È morto stupidamente in uno scontro tra tifosi, si è preso un po’ di coltellate qualche anno fa.»
«Era una testa calda per non dire altro,» considerò Virgilio.
«Puoi dirlo forte,» confermò Alfredo. «Organizzo io per dopodomani un incontro con i ragazzi, ti manderò un messaggio con le indicazioni sull’orario e l’indirizzo dove trovarci. In ogni caso faremo una bella rimpatriata e ci spiegherai meglio la situazione.»
«A dopodomani allora!»
«A dopodomani.»
Dopo la chiusura della videochiamata con Alfredo, Virgilio rimase seduto immobile, assorto nei suoi pensieri. Non era solo la stanchezza di una giornata densa di eventi a pesargli addosso, ma anche il peso di una decisione che lo riportava indietro nel tempo, in un mondo che aveva cercato di lasciarsi alle spalle. Si sentiva come se stesse per riattraversare una porta che aveva chiuso molti anni prima, e questo lo inquietava.
Virgilio si passò una mano tra i capelli, riflettendo su quanto fosse cambiato da quegli anni tumultuosi. Una volta, il mondo dell’hacking era stato il suo regno, un luogo dove si sentiva vivo, dove ogni codice da decifrare era una nuova avventura.
Ma aveva anche pagato un prezzo alto per quella vita, tra relazioni spezzate, notti insonni passate davanti a uno schermo e il rischio di essere ucciso.
Ora, tornare a immergersi in quel mondo significava risvegliare vecchi fantasmi, affrontare di nuovo quelle tensioni e, forse, confrontarsi con parti di sé che aveva cercato di mettere da parte.
Temeva di essere risucchiato in un vortice dal quale era uscito a fatica. Eppure, sapeva anche che non poteva voltare le spalle a una minaccia come New-world2050. Non dopo tutto quello che aveva fatto per proteggere Loquendum e i valori in cui credeva.
Con un sospiro, Virgilio riconobbe che, nonostante i dubbi e le paure, non poteva sottrarsi a quella chiamata. Con un altro sospiro, si alzò lentamente, sentendo il peso di ogni anno vissuto e di ogni decisione presa.
Si diresse verso la finestra, guardando fuori nel buio della notte, cercando una quiete che sembrava sfuggirgli. Stranamente, sentiva il silenzio della stanza opprimente, e la sua solitudine, spesso cercata, ora gli pesava.
Era sul punto di spegnere il computer e concedersi qualche ora di riposo, quando il suo sguardo cadde sullo schermo che si era improvvisamente illuminato.
Sembrava un messaggio criptato. Grazie alla sua esperienza, riuscì a decifrare quel breve testo rapidamente. Mentre i suoi occhi scorrevano velocemente su quelle poche parole, il battito del suo cuore si intensificò quando comprese che si trattava di un SOS.
Qualcuno là fuori aveva bisogno di lui, qualcuno che combatteva la stessa battaglia contro New-world2050.
“Ho scoperto cose importanti su New-world2050, ma mi hanno individuato. Aiutami! Ho bisogno…”
Il messaggio si interrompeva bruscamente, lasciando una scia di domande in sospeso. Virgilio sentì il sangue gelarsi nelle vene. Chiunque fosse, era in pericolo. Era chiaro che la minaccia di New-world2050 fosse più vicina e reale di quanto avesse immaginato.
Per un attimo, restò immobile, il peso della situazione lo schiacciava.
Doveva scoprire chi aveva inviato quel messaggio, doveva agire. L’ombra della notte sembrava ora meno opprimente; ora aveva una nuova sfida da affrontare. Era tornato in azione, e questa volta sapeva che la posta in gioco fosse più alta che mai.
Capitolo 3
Vecchi Fantasmi, Nuove Sfide
Dopo una giornata di lavoro particolarmente dura, Valeria non vedeva l’ora di tornare a casa, nel suo rifugio personale, e rilassarsi. Appena entrata nella sua abitazione, un ambiente accogliente che rispecchiava il suo gusto per l’essenzialità, il computer l’avvisò che aveva due videomessaggi in attesa.
Il primo era di un uomo, interessato alla sua proposta di cogenitorialità, ma determinato a discutere le clausole del contratto. Lo cancellò con un gesto deciso della mano, senza neppure pensarci un attimo. Il secondo era invece di Hermes che, con una voce calma e posata, le chiedeva un incontro nel parco di Villa Borghese alle 10 dell’indomani, promettendo informazioni utili.
“Un’ottima notizia” pensò Valeria, il suo viso, di solito imperturbabile, si illuminò di eccitazione e confermò la sua presenza all’incontro. Aveva letto il rapporto riservato su Hermes e non aveva individuato particolari criticità: una lunga serie di lavori occasionali e da pochi mesi assunto nella manutenzione di un piccolo impianto nucleare per la produzione di energia nella Nuova Suburra, il suo quartiere di residenza, ma questo lo aveva già intuito.
Nessun serio procedimento penale a parte qualche intemperanza e scarso rispetto dell’autorità. Sospettato di attività eversive contro l’ordine costituito è stato più volte oggetto di indagini rivelatesi infruttuose a parte la tendenza a criticare con particolare protervia l’attuale dirigenza politica e la società. Insomma un deviante come tanti, ma non un criminale.
Valeria alzo i suoi begli occhi verdi verso il soffitto bianco, come se cercasse un suggerimento. Il suo intuito, affinato da anni di esperienza, le suggeriva che c’era qualcosa di interessante in quell’uomo dai modi scostanti.
Decise di non informare Virgilio dell’incontro. Non aveva intenzione di condividere i suoi progressi nell’indagine con un personaggio di tale importanza. Il suo sogno era fare carriera, ed era convinta che questa indagine poteva essere l’opportunità che aspettava. Avrebbe affrontato l’incontro da sola, confidando nella sua arma e nella sicurezza offerta dal luogo pubblico dell’incontro. Nonostante tutto, Valeria era una donna intraprendente, pronta a correre rischi calcolati per raggiungere i suoi obiettivi.
Quella stessa sera Virgilio aveva un appuntamento con i vecchi compagni di avventura nella lontana dimora di Cesare, uno di loro. Le questioni da discutere erano delicate, richiedevano una confidenzialità che solo le mura familiari di Cesare potevano garantire.
Virgilio, per non doversi affidare ai mezzi pubblici e conservare un margine di autonomia, decise di spostarsi con la sua auto. Fece il pieno di idrogeno al distributore più vicino e lanciò il veicolo sulla pista dell’autostrada, sfrecciando a circa 300 km/h.
Arrivò con un po’ di anticipo. La casa di Cesare si trovava al termine di una strada tranquilla, nascosta tra alberi maestosi che ne celavano la vista fino all’ultimo momento. L’edificio storico, con la sua facciata in pietra vissuta e le finestre illuminate, emanava un calore accogliente.
Virgilio, varcando la soglia dell’appartamento, fu accolto da un’atmosfera familiare: il leggero crepitio del legno nel camino, il profumo di cibo appena cucinato che si diffondeva dalla cucina, e una musica di sottofondo che aggiungeva un tocco di eleganza all’ambiente.
Il padrone di casa lo accolse calorosamente.
Cesare, che vent’anni prima era noto per essere un estroverso Don Giovanni, era ancora un uomo affascinante; la maturità aggiungeva fascino al suo aspetto. Sebbene i suoi capelli mostrassero tracce di grigio, il suo sorriso e i suoi modi avevano conservato quel carisma che aveva sempre attratto l’attenzione, specie femminile.
Nei vent’anni trascorsi, aveva seguito le orme paterne diventando anch’egli un rispettato professore universitario. La sua reputazione, guadagnata grazie al ruolo svolto nella creazione e difesa di Loquendum e al coraggio dimostrato in quei tempi burrascosi, gli risparmiava le accuse di nepotismo.
«Ehi, Virgilio! Guarda chi si rivede!» esclamò Cesare con un ampio sorriso, aprendo le braccia in un gesto di benvenuto.
«Ciao Cesare,» rispose Virgilio, notando quanto il tempo avesse reso Cesare più maturo ma non meno affascinante.
«Accomodati! Sono felice di rivederti. Non sei cambiato per niente, questi venti anni sembrano non essere mai passati.»
«Anche tu sei rimasto lo stesso, a parte qualche capello bianco e un aspetto più serio e maturo, ma queste cose ti donano,» rispose Virgilio sorridendo a sua volta con sincerità.
«Ben più di qualche capello bianco purtroppo,» rispose schernendosi Cesare, passandosi una mano tra i capelli con un sorriso autoironico. «Fa’ come se fossi a casa tua.»
«Non sbilanciarti con questi inviti, potrei prenderti alla lettera. In tutto questo tempo ho dimenticato molte regole del vivere civile,» rispose Virgilio ridendo. «Tuo padre come sta?»
«Da quando è in pensione si è ritirato in una nuova casa con giardino e si dedica alle sue rose. Non ricorda affatto il maestro che ha guidato il gruppo dieci di Loquendum, oggi si è ritirato a vita privata in tutti i sensi. Il suo posto lo ho preso io.»
«Fa bene, alla sua età ha già dato quello che doveva dare e deve godersi gli ultimi anni facendo quello che desidera.
Tu invece? Non vedo in giro foto di matrimonio o figli!»
«Eh, sai com’è, le relazioni serie e io… ancora ai ferri corti!» rispose Cesare con un sorriso complice, facendo l’occhiolino a Virgilio. Vieni, aiutami a preparare per la serata.»
All’interno dell’appartamento, ogni stanza raccontava la storia di Cesare e della sua famiglia. I mobili d’epoca si mescolavano con pezzi di design moderno, creando un insieme armonioso e senza tempo. Sulle pareti, quadri e fotografie narravano di viaggi, di incontri importanti e di momenti felici. Il salotto, dove si sarebbe svolto il raduno, era ampio e luminoso, con comodi divani che invitavano alla conversazione e un grande tavolo in legno al centro, su cui erano disposti stuzzichini e bottiglie di vino.
La luce soffusa delle lampade d’ambiente e le candele sparse qua e là creavano un’atmosfera intima e rilassata. Una volta sistemato tutto, si sedettero su un divano e Cesare gli passò un bicchiere con un cocktail, iniziando a chiacchierare amabilmente finché non li interruppe il suono del campanello. Due vecchi compagni del gruppo, provenienti da Milano, erano appena arrivati, portando con loro una sorpresa inaspettata. Cesare, da bravo padrone di casa, aprì la porta per accogliere i nuovi ospiti. Pietro, che in passato era noto con il nickname Dragon Ball, fu il primo ad entrare.
Virgilio non poté fare a meno di notare quanto fosse dimagrito.
«Chi si vede? Sei diventato un figurino!» Esclamò Virgilio abbracciandolo calorosamente.
«Un figurino mi sembra esagerato! Diciamo che ho perso molti chili. Una delle cose positive dell’avventura sugli Alburni è stata proprio essere costretto alla dieta. L’estetica è stata una molla importante, ma mi ha motivato molto anche il sentirmi meglio e in forma.»
«Ehi! Vecchio mio fatti abbracciare.» Esclamò Alfredo allargando le braccia per abbracciare Virgilio. Anche se solo on line i due non si erano persi di vista. Il suo nome di battaglia era stato Capitan Harlock, ma oggi era un dirigente del reparto tecnico di quel social network che aveva contribuito a creare e salvare.
Sulla sua sedia a rotelle si fece avanti Maria.
«Ho invitato anche lei, spero non ci siano problemi. Lavora nel reparto tecnico di Loquendum con me e Pietro.»
«Scherzi!» Rispose Virgilio sorridendole «Anche se non era fisicamente con noi ha comunque fatto parte del gruppo e poi bisogna sostituire Silvia che ha altri impegni.»
«Mentre aspettiamo Simone beviamoci qualcosa in salotto.» – intervenne Cesare.
Con qualche minuto di ritardò anche lui arrivò beccandosi un bel po’ di giocose prese in giro.
Poiché il gruppo era al completo, Alfredo prese la parola:
«È veramente bello rivederci dopo tutto questo tempo, ma so che ci hai convocati per un motivo.»
«Sì,» rispose Virgilio «ed è un motivo grave. New-world2050 sta tramando qualcosa. Simone mi ha indicato una persona addentro al mondo hacker e lui me lo ha confermato. Anche loro hanno notato delle stranezze da quasi un anno e stanno cercando in ogni modo di rubare informazioni utili. Uno di loro è riuscito ad entrare in uno dei sistemi privati di New-world2050, purtroppo però è stato suicidato.
Anche se hanno cambiato nome sono rimasti gli stessi di New-facebook. Non so cosa abbiano in mente, ma qualsiasi cosa sia è sicuramente contraria ai nostri valori e principi e va fermata.»
I volti dei partecipanti si irrigidirono, riflettendo la serietà della situazione. Cesare, di solito il più rilassato, si appoggiò in avanti, con lo sguardo scuro. «Ragazzi, questo non è uno scherzo. Ricordate cosa abbiamo passato vent’anni fa…» La sua voce si abbassò, carica di un’intensità che non mostrava spesso.
Alfredo si passò una mano sulla fronte, come se cercasse di cancellare immagini indesiderate. «Girano alcune voci, finora non ci ho dato molto peso, ma dopo quello che hai detto… sembra che si stiano muovendo cose grosse. Non è il solito gioco di potere. Qualcosa di più grande, di più pericoloso.» Mentre parlava, il ricordo di vecchie battaglie, di notti insonni e di pericoli incombenti balenò nei suoi occhi.
Maria, incrociando le braccia, fissò il vuoto davanti a sé. «Vent’anni fa, credevamo di aver vinto una guerra decisiva… e invece, eccoci di nuovo qui, sullo stesso campo di battaglia.»
«Non sottovalutiamoli», intervenne Pietro con un tono serio. «Hanno risorse, hanno potere e soprattutto, non hanno scrupoli. Abbiamo visto di cosa sono capaci.»
Un silenzio pesante si abbatté sulla stanza. Era come se l’ombra di New-world2050 si fosse insinuata tra di loro, ricordando a tutti la posta in gioco.
Simone, solitamente il più scherzoso del gruppo, ora mostrava un’espressione grave. «Non so se sono pronto a rivivere quei giorni, ma so che non possiamo lasciare che facciano del male a qualcun altro. Dobbiamo fermarli, a qualunque costo.»
«Se ci hai convocati per aiutarti» intervenne Pietro «devo dire che, nonostante questo significhi infilarsi di nuovo in un vespaio, io non posso tirarmi indietro, non lo feci vent’anni fa non potrei farlo adesso. Sono con te!»
Anche tutti gli altri confermarono la loro disponibilità nonostante l’oggettiva pericolosità del nemico, pericolosità che avevano già ampiamente saggiato molto tempo prima.
«Cosa pensi di fare?» chiese Cesare.
«Silvia su questo punto è stata molto chiara, le indagini dovranno essere informali. Questo significa che il nostro gruppo per loro non esiste né potremo fare affidamento su alcun organo ufficiale. Al momento dobbiamo indagare e capire, poi decideremo il da farsi. Voi tre che lavorate nel reparto tecnico di Loquendum dovreste contattare i nostri tecnici che lavorano nelle sedi di Londra e New York. Sono quelle più prossime ai centri nevralgici di New-world2050 ed è probabile che siano in grado di ottenere informazioni di prima mano, Milano purtroppo è decentrata rispetto a New-world2050. Simone mi ha già dato un buon contatto, però è il caso di continuare a cercare nell’ambiente degli hacker, è probabile che qualcuno di loro abbia scoperto cose interessanti. Cesare, tu sei quello più istituzionale di tutti. Indaga nel tuo ambiente, se stanno pensando a qualcosa di ambizioso è impossibile che non cerchino qualche sponda in “alto”.»
«In pratica non abbiamo nulla in mano. Una situazione tutt’altro che gradevole. Dobbiamo cercare non sappiamo cosa e non sappiamo dove,» considerò Maria
«Sì, hai capito bene,» confermò Virgilio.
«Non è che venti anni fa fossimo messi meglio. Diamoci da fare e vediamo che cosa ne esce,» intervenne Alfredo.
«Venti anni fa gli abbiamo fatto tanto male, gliele suoneremo anche questa volta!» esclamò Simone diffondendo ottimismo ai presenti.
«Sicuro! All’epoca eravamo giovani e inesperti e abbiamo vinto. Oggi siamo professionisti affermati e abbiamo esperienza, non hanno scampo,» dichiarò con enfasi Alfredo.
«Siamo tutti con te, però iniziamo domani, oggi abbiamo tante cose da dirci,» intervenne Cesare.
«Ho fatto preparare una bella cenetta e c’è vino e birra in abbondanza, tanto le vostre auto si guidano da sole e vi porteranno comunque a casa.»
«Non mi dite che vi siete tutti convertiti alla guida autonoma?» chiese meravigliato Virgilio. «Come fate a mettere la vostra vita nelle mani di un computer e poi che gusto c’è a far finta di guidare?»
«Ho capito, resti a dormire da me stasera.» rispose ridendo Cesare.
L’atmosfera divenne presto molto goliardica, si sentivano i reduci di una grande impresa riuniti per il loro raduno.
Ricordarono i momenti belli, ma anche quelli comici del periodo della convivenza nel loro covo.
Risero dei loro errori, delle loro incertezze, dei loro imbarazzi. Risero di quei giovani incoscienti catapultati in una avventura più grande di loro. Strana cosa è il tempo, alla mente arrivano veloci i ricordi dei momenti belli e quella impalpabile nostalgia per una avventura che aveva stravolto le loro vite. Sembrava come se l’altra faccia della medaglia fosse scomparsa, nessuno sembrava ricordare la paura, la disperazione, la difficoltà di adattamento, le incomprensioni che pure c’erano state. Erano state realmente dimenticate o stavano solo nascoste in un angolino pronte a uscire fuori nel momento più inopportuno?
«Peccato non ci sia Silvia con noi,» si rammaricò dopo un po’ Alfredo.
«Io ho il suo numero privato, possiamo chiamarla,» propose Virgilio.
Lo guardarono tutti con lo sguardo malizioso di chi ha capito tutto.
«Non pensate male, me lo ha dato per essere informata delle indagini,» si giustificò Virgilio.
Excusatio non petita accusatio manifesta. La precisazione, invece di fugare i dubbi li alimentò.
Tutti sapevano che tra i due c’era stato del tenero e nessuno aveva capito il perché di quella rottura inaspettata.
«Dai! Chiama!» lo esortò Cesare.
Tutti gli occhi erano su Virgilio che preso il suo dispositivo mobile digitò il numero appuntato su un bigliettino.
Il volto della donna chiamata apparve a video.
«Ciao Silvia, spero di non averti svegliata.»
«Non vado mica a dormire così presto,» rispose la donna felice di vederlo.
«Ho una sorpresa per te.»
«Mmmm! La cosa si fa interessante.»
«Ciaoooo!» urlarono in coro i presenti mentre Virgilio li inquadrava.
«Che bella sorpresa! Ci siete tutti?»
«Quasi tutti,» rispose Cesare.
«Sì, ho saputo di Massimo Decimo Meridio… Gran brutta cosa,» rispose Silvia con un velo di tristezza. «Peccato non essere lì con voi.»
«Dai! Vieni in virtuale e stai con noi. Non potrai assaggiare tutte queste prelibatezze, ma ci farai compagnia,» la esortò Cesare.
Silvia, chiese l’accesso al sistema informatico che gestiva la casa dove si teneva il piacevole convivio e da quel momento il sistema generò un suo ologramma (nota 5) che andò ad interagire con i presenti, come se Silvia fosse realmente lì.
Quando l’ologramma di Silvia si materializzò nella stanza, per un attimo lei si perse nei volti familiari che le sorridevano da dietro il suo schermo. Osservando le risate e gli abbracci tra i vecchi amici, un sottile filo di malinconia si avvolse attorno al suo cuore. In quel momento, nonostante fosse virtualmente presente, Silvia si sentì distante, quasi come se guardasse una scena da un altro tempo e spazio. La nostalgia per quei momenti vissuti insieme anni fa si mescolava con il rammarico di non poter condividere fisicamente quel calore umano e quell’energia.
«Che ne dite se chiamo anche Melissa?» chiese Silvia.
«Dai! Chiamala, saranno venti anni che non la vedo, che fine ha fatto?» chiese Cesare.
«Lavora per me, gestisce il mio ufficio a Bruxelles,» rispose Silvia.
Dopo qualche minuto anche Melissa si unì virtualmente alla combriccola.
Passarono tutti un paio d’ore in allegria fin quando Silvia dovette accomiatarsi, la compagnia era piacevolissima, ma l’indomani l’attendevano degli impegni molto pesanti.
Decise di affrontare la questione che le interessava.
«Immagino che Virgilio vi abbia detto di New-world2050?»
«Sì,» rispose Pietro «e gli daremo una mano come ai vecchi tempi.»
«Siete in gamba, con voi New-world2050 non ha scampo. Virgilio, tienimi informata di ogni cosa. Questo fine settimana sono a Roma, se vuoi possiamo vederci. Ciao a tutti, è stata una bella serata.»
Ripresero a ridere e scherzare.
Un pensiero improvviso incupì Simone: «Euterpe. Il suo ricordo ogni tanto mi toglie il sonno.»
Il gelo si diffuse nella stanza. Nessuno aveva voglia di richiamare quel segreto pesantissimo che ognuno di loro aveva dovuto portare in tutti quegli anni, ad eccezione di Maria all’oscuro di tutto.
Capitolo 4
Intrighi Nascosti e Sentimenti Ritrovati
Valeria si recò a Villa Borghese, come deciso il giorno precedente. Il luogo era vasto, un mare di verde nel cuore della città. “Come diavolo potrò trovarlo in questo posto?” si chiese.
Come se le avessero letto il pensiero, il suo dispositivo mobile fu agganciato da un altro utente. Un messaggio del sistema la informava dell’avvenuto contatto. “Sarà sicuramente lui,” concluse e accettò la richiesta. Lo schermo del suo dispositivo illuminò il percorso da seguire.
Lungo la strada, vide un uomo che strisciava sull’erba, un’anomalia nel contesto.
Non frequentava spesso quel parco e rimase stupita dalla bellezza del luogo. “Dovrei venirci più spesso,” pensò.
Osservò una ragazza su una panchina: abbracciava l’aria e baciava un invisibile amante. “Amore e giovinezza… Un binomio esplosivo,” pensò sorridendo.
Giunta sull’ampio prato erboso di Piazza di Siena, cercò con lo sguardo il suo interlocutore, ma la freccia sul suo schermo le indicò di proseguire.
Giunta infine di fronte a un piccolo lago, le indicazioni scomparvero. Si guardò attorno spaesata, finché una voce alle sue spalle la fece sobbalzare.
«Ciao!»
«Ciao,» rispose lei, girandosi nella direzione della voce.
«Sola? Virgilio non c’è?» chiese Hermes, visibilmente sorpreso.
«Non è mica la mia balia? È un problema per te se non c’è?»
«No! Pensavo solo che lavoraste sempre insieme.»
«Allora, cosa hai scoperto di interessante?» replicò lei, dirottando la conversazione.
«Alcuni amici con cui sono in contatto hanno scoperto una società di comodo che opera in zona ed è legata a New-world2050. Nei loro sistemi hanno trovato le prove.»
«E con questo?»
«Non ti sembra strano che nascondano questa cosa?»
«Magari lo fanno per problemi fiscali.»
«Mi sono recato presso la loro sede. Hanno un grande deposito, ufficialmente di materiale edile, ma all’esterno, nello spiazzo c’è poca roba, giusto qualcosa per non insospettire. Niente a che vedere con un normale grossista.»
«Mah! Onestamente non mi sembra che la cosa provi nulla.»
«Nel periodo di tempo in cui li ho tenuti d’occhio è arrivato un gruppo di camion.
Il loro carico era ben nascosto da teloni scuri, appena entrati nel deposito gli addetti hanno chiuso le porte e poi dopo poco i camion sono usciti vuoti.»
«Tu pensi che nascondano qualcosa?»
«Sì.»
«Quanto mi dici però non basta per chiedere una perquisizione della polizia.»
«Lo so, per questo pensavo che dovremmo andare a controllare stanotte.»
«Non vorrei dirtelo, ma è un reato quello che vuoi fare.»
«Non sei stata tu a dirmi che questa non è una indagine ufficiale? Come pensi di farla?»
In effetti Hermes non aveva tutti i torti. Era combattuta. Non era facile decidere cosa fare; non aveva mai violato le regole e non avrebbe mai voluto farlo, ma la posta in gioco era alta.
«Ok, ci sto!» Esclamò dopo qualche attimo di riflessione.
«Ottimo! Ci vediamo stasera alle 22. Mandami un quarto d’ora prima le coordinate dove vuoi che ti venga a prendere. Andiamo con la mia auto per non destare sospetti. A stasera!»
Alle ore 18 di quello stesso giorno, Virgilio era in videoconferenza con Alfredo che relazionò sui primi risultati:
«Abbiamo chiesto agli altri gruppi tecnici di Loquendum e ci hanno assicurato che cercheranno di capire se e quanto ci sia di vero in quello che temiamo. Sono tutti ragazzi in gamba, se c’è qualcosa di vero prima o poi lo sapremo.»
Alla videoconferenza si unì Cesare, aveva un’espressione seria e preoccupata, e dopo i saluti di rito iniziò a relazionare:
«Ho fatto un po’ di ricerche on line e chiesto a qualche amico in università. New-world2050 sta concentrando grandi investimenti nel settore farmaceutico, tra le altre hanno rilevato una azienda che cura i problemi sessuali, impotenza in primis e stanno comprando anche le migliori fabbriche di bambini.»
«Si tratta di due settori in grande crescita, non è strano che un potente gruppo economico faccia incetta di quei titoli,» replicò Virgilio.
«L’azienda che ti ho detto non si occupa solo di impotenza, ma lavora in tantissimi campi della medicina tra cui anche i settori che usano le tecniche eredi della vecchia Crispr-Cas.»
«Che roba è questa Crispr-Cas?» chiese Virgilio.
«È una tecnica conosciuta come taglia e incolla del DNA che è stata utilizzata per la prima volta sull’uomo nel 2020 (nota 6). Oggi le tecniche figlie vengono usate nelle modificazioni dei bambini che dovranno nascere. Se vuoi un figlio con certificato di perfezione devi usare queste.»
«Ok, non so ben valutare la cosa però la registro e ne parlo con Silvia.»
«Vedi Silvia?»
«Sì! Ci vediamo stasera per parlare delle indagini.»
«Salutamela mi raccomando,» disse Cesare con un sorriso sornione.
«Non mancherò»
«Non è tutto!» continuò Cesare, «Hanno acquistato anche una grande azienda di import/export e l’hanno riconvertita. Questa azienda ha abbandonato quasi tutte le rotte di cui si occupava prima e ora lavora solo con alcuni paesi africani conosciuti per essere molto elastici con chi impianta produzioni nuove e con una burocrazia famosa per la sua corruzione. Tieni presente che se pasticciano con la genetica allora l’Africa è il posto ideale dove operare, lontani da regolamenti e comitati etici.»
«Quest’ultima informazione è più interessante.» considerò Virgilio «Se scopriamo cosa producono e portano in Occidente potremo capire che intenzioni hanno.»
Si salutarono e ognuno tornò alle sue attività.
All’ora stabilita Valeria attese in strada Hermes. Impaziente scrutava l’ambiente circostante in tutte le direzioni, ma non lo vedeva. Improvvisamente un uomo alla guida di un vecchio catorcio richiamò la sua attenzione con insistenti colpi di clacson.
“Il solito scocciatore” pensò e decise di non dargli attenzione. L’insistenza di quell’individuo nel segnalarle la sua presenza con il clacson le fece venire un dubbio: “vuoi vedere che è lui?”
«Non mi avevi detto che collezionavi reperti antichi,» gli fece notare con sarcasmo quando lo raggiunse.
«Cosa c’è che non va nella mia auto?»
«Questo coso sarebbe un’auto? Meno male che dovevamo passare inosservati!»
«Funziona benissimo, perché dovrei comprarne una nuova?»
Valeria decise di lasciar perdere quella inutile discussione e salì sulla vettura, sperando di non essere vista da qualcuno che la conoscesse. Passò l’intera durata del viaggio tenendo la sua mano destra saldamente aggrappata alla maniglia della portiera sul suo lato. Forse il viaggio peggiore che avesse fatto nonostante la guida esperta del guidatore.
Hermes fermò l’auto a una discreta distanza dall’obiettivo e proseguirono il resto del cammino a piedi. Un edificio grigio, perfettamente anonimo e austero, si ergeva davanti a loro. Una volta raggiunta la recinzione, Hermes le chiese, «Sei capace di scavalcare?»
«Non è proprio agevole, ma posso farcela. Il vero problema è attraversare l’area aperta del cortile, con l’ulteriore rischio di cani da guardia e il sistema di sicurezza,» rispose Valeria, già immaginando lo scenario.
«All’antifurto ci penso io,» rispose Hermes che si collegò al sistema e dopo un po’ esultò: l’antifurto era disabilitato.
I due, dopo aver superato la recinzione, con Hermes che l’aiutava a evitare le punte affilate della cancellata, si trovarono finalmente nel cortile. La notte senza Luna e nuvolosa sembrava quasi essere stata scelta apposta.
Tutto stava filando liscio come l’olio, quando il ringhio minaccioso di un grosso cane li costrinse a rifugiarsi dietro un mucchio di mattoni impilati, trattenendo il respiro. Valeria sentiva il proprio cuore battere all’impazzata; non era abituata a queste situazioni, essendo più a suo agio con le carte e i documenti del suo ufficio.
Mentre il ringhio del cane si avvicinava, i pensieri di Valeria correvano veloci e disordinati. “Cosa sto facendo qui?” si chiedeva, con un misto di paura e adrenalina. Era una notte in cui stava sfidando i limiti del lecito, oltrepassando il confine che aveva sempre mantenuto tra sé e l’illegalità.
Osservò Hermes, sdraiato accanto a lei, concentrato e calmo nonostante il pericolo imminente. In quel momento di tensione, lui le strinse la mano, rassicurandola con quel semplice gesto.
Rimasero immobili, trattenendo il respiro. La minaccia del cane che si avvicinava spinse Valeria ad aggrapparsi quasi a Hermes, la cui vicinanza le dava una sensazione di sicurezza. Non vedeva più in lui solo il disadattato asociale di prima, ma una persona coraggiosa e affidabile, un uomo di cui potersi fidare.
Più il cane si avvicinava, più Hermes le stringeva la mano, come per dirle di stare calma e ricordarle che non era sola e che lui vegliava su di lei.
Quando la belva si trovò a una distanza pericolosamente vicina, Hermes lo disattivò utilizzando un dispositivo elettronico con un codice scoperto in precedenza, quando aveva violato il sistema di sorveglianza.
«Non dobbiamo perder tempo. Ora il cane robot avrà sicuramente lanciato l’allarme,» gli sussurrò lei ormai in preda alla paura
«E come avrebbe potuto farlo? Quell’aggeggio comunicava solo con il sistema di allarme che io ho messo in pausa. Lì c’è l’ingresso al deposito, andiamo!» Hermes la incoraggiò, puntando il dito verso un portone massiccio.
All’arrivo, tuttavia, Hermes si fermò perplesso.
«Maledizione! C’è un catenaccio di quelli antichi. Non credevo ne esistessero ancora in giro. Questa roba non si usa più da tempo, non so sbloccarlo. Dobbiamo tornare con un esperto di antiquariato.»
«Sì forse è meglio,» concordò Valeria che si sentì sollevata all’idea di allontanarsi da quel luogo che le stava creando non poca ansia.
«Diamo prima una occhiata dentro da quella finestra,» propose lui
Arrampicandosi faticosamente su alcuni pozzetti di cemento con cui avevano creato una specie di scalinata, gettarono uno sguardo all’interno del deposito.
Casse sigillate si ergevano una sull’altra ordinatamente disposte in file separate da corridoi larghi abbastanza da consentire ispezioni e prelievi. In un angolo, alcune guardie pesantemente armate giocavano a carte.
«Meno male che non siamo riusciti ad entrare!» Sospirò Hermes ben consapevole del rischio evitato.
Rimisero a posto i pozzetti usati per arrivare alla finestra e scavalcarono di nuovo la recinzione raggiungendo quanto più velocemente possibile l’auto. Durante il viaggio di ritorno lui prese la parola.
«Per quanto costosi possano essere i materiali edili stipati in quel deposito, tutte quelle guardie armate sono eccessive. Poi normalmente questa roba non viene nascosta in casse sigillate.»
Valeria era pensierosa e non rispose.
«Che ne pensi?» Chiese lui.
«Temo tu abbia ragione.»
Quella sera, Virgilio aveva raggiunto Silvia in una sala privata di un noto ristorante, un ambiente dall’atmosfera intima ed elegante.
Il luogo gli destava una certa apprensione: non era abituato a questo genere di ambienti, che solitamente evitava per via delle sue limitate possibilità economiche e della sua ideologica avversione.
Il leggero fruscio dei tovaglioli di lino, il tintinnio dei bicchieri e il suono sommesso delle conversazioni circostanti creavano un sottofondo discreto, quasi come se il tempo si fosse fermato per loro.
Si guardò attorno incerto sul da farsi finché non vide un cameriere a cui chiese indicazioni.
L’uomo si offrì di accompagnarlo e mentre lo seguiva, Virgilio ricordò i momenti trascorsi insieme a Silvia, le risate, gli sguardi che avevano scambiato, ma anche il dolore del loro addio.
Il cameriere lo condusse in una piccola sala privata, raffinata, ma non ostentatamente lussuosa, dove Silvia lo attendeva.
«Ciao Silvia, scusa il ritardo,» le disse Virgilio, tentando di nascondere il tumulto di emozioni che provava.
I loro occhi si incrociarono, e in quel momento, il passato sembrò tornare vivo.
«Sei perdonato,» rispose lei con un sorriso che lo colpì nel profondo.
Il cameriere servì loro un antipasto ricco e raffinato, ma Virgilio a malapena lo notò, così assorto nei ricordi e nei pensieri del presente. L’uomo versò il vino nei loro bicchieri e si ritirò velocemente, lasciandoli soli. La discrezione era evidentemente il piatto forte del posto.
«Vieni spesso in questo locale?» chiese Virgilio, cercando di interrompere l’imbarazzo del momento.
«Non molto spesso, ma a volte organizzo qui degli incontri politici riservati. I migliori accordi si fanno a tavola. Qui cucinano bene e non sono invadenti, possiamo parlare liberamente,» rispose Silvia.
«Come già sai, ho riunito il vecchio gruppo e abbiamo cominciato a scoprire alcune cose interessanti,» disse Virgilio.
«Dimmi!» lo esortò lei, mostrandosi molto interessata.
«La New-world2050 sta acquistando aziende farmaceutiche e fabbriche di bambini.»
«Non mi sorprende, sono settori molto promettenti.»
«Stanno investendo in modo significativo anche in aziende che si occupano di ingegneria genetica.»
«Nemmeno questo è sorprendente. Oggi, per ottenere un certificato di perfezione per i neonati, basta un semplice intervento genetico di livello 1. Non ci sono distinzioni tra i vari livelli di intervento, anzi, è proprio vietato farlo. Noi abbiamo sempre cercato di essere moderati, limitandoci a eliminare anomalie genetiche e problemi di salute, ma il blocco di paesi guidato dalla Cina sta fortemente incentivando i suoi cittadini a sottoporsi a pesanti modifiche genetiche pianificate dallo Stato.
Se avranno super-soldati, super-lavoratori, ecc., noi potremmo avere dei problemi. Ovviamente non possiamo imporre nulla ai nostri cittadini, quindi si sta cercando di persuaderli con diversi metodi, più o meno diretti. Al Parlamento europeo si sta discutendo una proposta di legge che consentirebbe di rilasciare il certificato di perfezione solo ai bambini che hanno subito almeno un intervento genetico di livello 3 e un potenziante di livello 2.
Probabilmente, la New-world2050 pensa di poter far approvare questa proposta, il che aprirà un mercato enormemente redditizio.»
«Cosa sono i potenzianti? So cosa sono gli interventi genetici, ma non ho mai sentito parlare dei potenzianti.»
«L’intervento genetico consiste essenzialmente nel sostituire una caratteristica naturale con un’altra; il livello indica la tipologia di caratteristiche che puoi modificare. Ad esempio, il livello 1 riguarda le malattie genetiche, quindi sostituisci i geni che possono causare problemi con geni sani. Un potenziante, invece, introduce caratteristiche non naturalmente presenti nella nostra specie. Supponiamo che un bambino abbia gli occhi scuri: con un intervento genetico di livello 4, potresti farli diventare verdi; ma se vuoi che veda anche gli infrarossi, avrai bisogno di un potenziante di livello 3.»
«Quindi potrebbero voler creare dei super-umani per conquistare il mondo?»
«È più probabile che stiano pensando di guadagnare una fortuna con l’aumento esponenziale della domanda,» rispose Silvia.
«Sì, hai ragione,» convenne Virgilio, deluso, «abbiamo anche scoperto che hanno rilevato una grande società di import/export e l’hanno riconvertita per gestire solo le tratte con l’Africa.»
«Quel continente è purtroppo ancora un problema: ci sono troppe zone grigie, corruzione, complicità. Potrebbe essere solo un affare, discutibile forse, ma non possiamo dedurre da questo che stiano tramando qualcosa di losco.»
«Siamo solo all’inizio, ci serve un po’ di tempo.»
«Prenditi tutto il tempo che vuoi. A proposito, come ti trovi a lavorare con Valeria?»
«Non l’ho vista né sentita da quando siamo andati insieme a trovare quell’hacker che Simone ci aveva segnalato.»
«Ah! La ricordavo come una persona molto intraprendente ed efficiente, mi sorprende questa cosa.»
«Non so, forse non le sono simpatico.»
Silvia rise a questa affermazione di Virgilio prendendola per una battuta.
«Magari in futuro le vostre indagini avranno più successo, ma per ora pensiamo a noi. Sono passati più di vent’anni dall’ultima volta che ci siamo visti, abbiamo tanto da raccontarci.»
Il cameriere bussò alla porta e, ricevuto il permesso, raccolse e sostituì piatti e posate usate, servì il primo piatto, e poi scomparve.
«Sai, in tutti questi anni mi sono chiesta come sarebbe stata la mia vita se quel giorno non te ne fossi andato,» riprese lei, stringendo la mano di Virgilio.
«A quanto vedo, non ti è andata male,» rispose lui, sorridendo, «non è stato facile andarmene, sai quanto tenevo a te. Proprio per questo non volevo vederti divisa tra il ricordo di Romolo e me.»
«Avevo bisogno di tempo per superare il passato. Non è stato facile per me.»
«Lo capisco e non te ne ho mai fatto una colpa. Ma quella era la realtà e dovevo accettarla. Non è stato facile neanche per me.»
«Il passato è passato, non serve più pensarci. Ma oggi?» Chiese.
Per lunghi secondi, quel bacio a cui entrambi ambivano restò sospeso tra loro, come un ponte che attraversava il tempo, collegando passato e presente. I loro occhi si incrociarono in un silenzio pieno di attesa.
La seconda portata arrivò, e con essa, una momentanea interruzione alla loro intimità.
Silvia prese una forchettata del suo piatto, una deliziosa ricetta a base di frutti di mare, ma sembrava non riuscire a concentrarsi sul cibo.
«Sai, Virgilio, ho pensato spesso a te in questi anni. Nonostante tutto, nonostante le distanze e le circostanze, c’è sempre stata una parte di me che si è interrogata su di noi. Su cosa sarebbe potuto succedere se avessimo preso decisioni diverse.»
Virgilio annuì, prendendo un sorso del suo vino. «Anche io, Silvia. Ho sempre sentito che c’era qualcosa di incompleto tra noi. Un capitolo della nostra storia che non siamo mai riusciti a chiudere del tutto. Quando pensavo a te…a noi… alla nostra storia… ho sempre provato un’emozione strana, confusa tra la nostalgia per quello che è stato, il desiderio per quello che avrebbe potuto essere, la tristezza per come è andata. È una ferita mai completamente rimarginata. Un viaggio che si è interrotto prima di raggiungere la meta.»
«E adesso?» lei fissava Virgilio con un’intensità che lui non aveva mai visto prima. C’era qualcosa di più rispetto alla nostalgia, qualcosa che assomigliava alla speranza.
«Che dici? Siamo ancora in tempo per riprendere quel viaggio?» continuò lei approfittando del silenzio di lui che cercava le parole giuste per descrivere ciò che in quel momento stava provando. Virgilio avrebbe voluto prendere la mano di Silvia e portarla sul suo petto per farle sentire il battito impazzito del suo cuore. Era spiazzato, quello che in fondo sperava avvenisse si stava verificando come se fosse la cosa più naturale di questo mondo.
Quell’incontro a cui negli ultimi vent’anni aveva tanto pensato e di cui aveva immaginato ogni possibile variante, soprattutto negativa, aveva preso una piega del tutto imprevista.
Silvia decise di prendere in mano la situazione e avvicinò lentamente, ma decisa la sua bocca a quella di lui. Le loro labbra si unirono come se tutto quel tempo non fosse mai passato.
Le parole non furono più necessarie.