Le vecchie centrali telefoniche, costruite per trasportare la nostra voce, stanno per trasformarsi in piccole fabbriche digitali. Non si limiteranno a far passare le informazioni: ospiteranno computer capaci di elaborare dati e sostenere applicazioni di intelligenza artificiale.
FiberCop ha annunciato la realizzazione di una rete nazionale composta da oltre 100 edge data center distribuiti sul territorio italiano. Il primo è già attivo a Roma, mentre nuove strutture sono previste a Torino, Genova, Bologna, Napoli e Palermo.
La notizia è importante, ma lo è ancora di più il cambiamento che rappresenta.
Dopo aver trascorso anni a concentrare dati e capacità di calcolo nei grandi centri informatici di Amazon, Microsoft e Google, stiamo cominciando a riportare una parte dei computer vicino alle persone, alle aziende e alle macchine.
Sembra quasi un ritorno alla vecchia Internet, nata come una rete distribuita e priva di un unico centro. Ma c’è una domanda che non possiamo ignorare:
stiamo distribuendo nuovamente Internet oppure stiamo soltanto costruendo tante filiali locali dello stesso grande cloud?
Cosa vuole fare FiberCop
FiberCop gestisce una parte fondamentale dell’infrastruttura italiana delle telecomunicazioni. Secondo i dati forniti dalla società, dispone di circa 10.500 centrali distribuite sul territorio e di una rete composta da milioni di chilometri di fibra ottica.
Molte di queste centrali erano state costruite per la vecchia rete telefonica in rame. Con il passaggio alla fibra, la loro funzione tradizionale diventa progressivamente meno importante.
FiberCop vuole utilizzare una parte di questi edifici per creare oltre cento nodi nei quali riunire:
- connessione alla rete;
- capacità di calcolo;
- memoria per conservare i dati;
- servizi cloud;
- applicazioni di intelligenza artificiale.
Il progetto non prevede quindi la costruzione di cento giganteschi data center simili a quelli utilizzati per addestrare i grandi modelli di intelligenza artificiale.
Si tratta di strutture più piccole, collocate vicino ai luoghi nei quali i dati vengono prodotti e utilizzati.
Il comunicato ufficiale di FiberCop indica applicazioni nei settori della mobilità, della sanità, dell’ambiente, della sicurezza e della Pubblica Amministrazione.
Che cos’è un edge data center
Un edge data center è un centro informatico collocato vicino alle persone, alle aziende e alle macchine che producono i dati.
La parola inglese edge significa bordo o margine. Nell’edge computing, infatti, la capacità di calcolo viene spostata verso il bordo della rete, quindi più vicino agli utenti.
Possiamo definirlo come un piccolo pezzo di cloud portato vicino a noi.
Immaginiamo che in Italia esista un solo enorme ospedale nazionale. Anche per un problema relativamente semplice saremmo costretti a percorrere centinaia di chilometri.
È più efficiente avere molti presìdi distribuiti sul territorio. I casi che richiedono un intervento immediato vengono gestiti vicino al paziente, mentre quelli più complessi possono essere trasferiti verso la struttura centrale.
Un edge data center funziona in maniera simile. Le elaborazioni più urgenti vengono effettuate vicino al luogo in cui servono, mentre i compiti più pesanti e la conservazione di grandi quantità di informazioni possono restare affidati ai grandi data center.
L’edge computing, quindi, non sostituisce completamente il cloud. I due sistemi lavorano insieme.
Perché il grande cloud non basta più
Per guardare un film o scaricare un documento possiamo tollerare un piccolo ritardo. Molte delle tecnologie che stanno arrivando, però, devono reagire quasi immediatamente.
Pensiamo a:
- un robot industriale;
- un’automobile connessa;
- una telecamera intelligente;
- un sistema sanitario;
- una rete energetica;
- una macchina che deve riconoscere un pericolo;
- un servizio urbano che controlla il traffico in tempo reale.
Un robot non può inviare ogni informazione a un enorme data center lontano, aspettare la risposta e soltanto dopo decidere come muoversi.
Inoltre, mandare continuamente enormi quantità di dati verso un centro remoto occupa la rete, aumenta la dipendenza dalla connessione e può creare rallentamenti.
Più il digitale entra nel mondo fisico, più il calcolo deve avvicinarsi al luogo in cui avvengono le cose.
L’intelligenza artificiale del futuro sarà probabilmente distribuita su tre livelli.
Una parte funzionerà direttamente sul dispositivo, come il telefono, l’automobile o il robot. Una seconda parte sarà affidata all’edge data center più vicino. Le elaborazioni più impegnative continueranno invece a essere svolte nei grandi data center centrali.
Internet era nata come una rete distribuita
Agli inizi, Internet era realmente una rete di reti.
Università, aziende, provider e organizzazioni gestivano direttamente i propri server. Esistevano moltissimi fornitori indipendenti, forum autonomi e servizi ospitati su infrastrutture differenti.
Quella Internet non era necessariamente migliore. Era più lenta, più difficile da utilizzare, spesso meno sicura e richiedeva competenze che oggi non sono più necessarie.
Era però molto meno concentrata.
Il problema di un singolo server poteva rendere irraggiungibile un sito, ma difficilmente provocava la scomparsa contemporanea di migliaia di servizi apparentemente indipendenti.
Il paradosso del cloud
Il cloud ha semplificato enormemente la creazione e la gestione dei servizi digitali.
Un’azienda non deve più acquistare un server, installarlo, proteggerlo, sostituirlo quando diventa vecchio e assumere persone capaci di gestirlo. Può affittare spazio e capacità di calcolo da un grande operatore e aumentare o ridurre le risorse secondo le proprie necessità.
È una soluzione comoda, efficiente e spesso conveniente.
La conseguenza, però, è paradossale: Internet era stata progettata come una rete distribuita, ma una parte enorme dei suoi servizi è finita nelle infrastrutture di pochissime aziende.
Due siti che ci appaiono completamente indipendenti possono utilizzare i servizi dello stesso fornitore. Un problema in una grande piattaforma cloud può quindi coinvolgere contemporaneamente migliaia di aziende, applicazioni e siti Internet.
Adesso la necessità di elaborare i dati in tempo reale sta provocando un movimento nella direzione opposta. Dopo aver portato tutto nei grandi data center, stiamo riportando una parte della capacità di calcolo sul territorio.
Le centrali telefoniche tornano a vivere
Le vecchie centrali telefoniche rappresentano un luogo ideale per ospitare questi nuovi nodi.
Sono già distribuite in tutta Italia, si trovano vicino agli utenti, sono collegate alla rete e dispongono di edifici e infrastrutture che possono essere riutilizzati.
La loro funzione cambia completamente.
Prima una centrale telefonica serviva soprattutto a collegare le persone. Domani potrebbe ospitare l’intelligenza artificiale che interpreta ciò che fanno persone, aziende e macchine.
Non sarà più soltanto un luogo attraversato dai dati. Diventerà anche un luogo nel quale i dati vengono elaborati.
È un esempio interessante di riconversione tecnologica: strutture nate per il rame e per la telefonia tradizionale vengono adattate al cloud, alla fibra e all’intelligenza artificiale.
Il ruolo di Microsoft
Il progetto FiberCop non nasce isolatamente.
Nel dicembre 2025 l’azienda ha firmato un accordo con Microsoft Italia per creare un sistema nazionale di edge cloud basato anche su Microsoft Azure Local.
Azure Local permette di estendere alcuni servizi e strumenti del cloud Microsoft a infrastrutture collocate fisicamente presso organizzazioni o nodi distribuiti sul territorio.
Secondo FiberCop, la sperimentazione delle soluzioni di edge cloud è iniziata nel dicembre 2025 e i primi risultati sono stati presentati al Mobile World Congress di Barcellona nel marzo 2026.
La presenza di Microsoft rende però ancora più interessante la questione del controllo.
Distribuire le macchine non significa distribuire il potere
Dal punto di vista geografico, il progetto assomiglia a un ritorno verso una Internet distribuita.
La capacità di calcolo non rimane concentrata soltanto in pochi enormi data center, ma viene suddivisa tra molti nodi collocati vicino agli utenti.
La vecchia Internet, però, non era distribuita soltanto geograficamente. Erano distribuiti anche la proprietà delle infrastrutture, il controllo dei servizi e le tecnologie utilizzate.
La nuova Internet potrebbe essere distribuita fisicamente, ma continuare a dipendere dalle piattaforme di pochissime multinazionali.
Se cento edge data center utilizzano tutti tecnologie appartenenti allo stesso grande operatore, abbiamo distribuito i computer, ma non necessariamente il potere.
Localizzazione e sovranità digitale
Avere computer e dati fisicamente in Italia può offrire vantaggi importanti:
- tempi di risposta più brevi;
- maggiore continuità dei servizi;
- migliore protezione delle informazioni sensibili;
- possibilità di mantenere determinati dati entro i confini nazionali;
- maggiore conformità alle norme italiane ed europee.
Ma localizzazione e sovranità digitale non sono la stessa cosa.
La localizzazione riguarda il luogo fisico in cui si trovano i computer e i dati.
La sovranità digitale richiede anche il controllo delle infrastrutture, del software, degli aggiornamenti, della sicurezza e delle decisioni strategiche.
Un server può trovarsi fisicamente a Roma o a Napoli e dipendere comunque da tecnologie e decisioni prese negli Stati Uniti.
Il progetto FiberCop può contribuire alla sovranità dei dati e allo sviluppo dell’infrastruttura digitale italiana. La sola presenza fisica dei computer sul nostro territorio, però, non garantisce automaticamente l’indipendenza tecnologica.
Un’opportunità da non confondere con l’indipendenza
La rete di edge data center annunciata da FiberCop può essere molto utile.
Può favorire servizi pubblici più rapidi, applicazioni industriali in tempo reale, sistemi sanitari più efficienti e nuovi servizi di intelligenza artificiale destinati alle imprese e alle amministrazioni locali.
Può anche dare una seconda vita alle centrali telefoniche che perderanno la loro funzione con il progressivo abbandono del rame.
Non bisogna però confondere la distribuzione dell’infrastruttura con quella del controllo.
Dopo trent’anni trascorsi a portare tutto nel cloud, stiamo riportando i computer vicino alle persone. Il futuro di Internet, almeno nella forma, potrebbe assomigliare sorprendentemente al suo passato.
Ma la vecchia Internet distribuiva anche il controllo. Quella nuova potrebbe distribuire soltanto le macchine.
E questa differenza potrebbe essere molto più importante dei pochi istanti risparmiati nel ricevere una risposta.