Amazon vale più dell’Italia. È una frase perfetta per attirare l’attenzione. Ed è anche formalmente sostenuta da due numeri impressionanti: nell’agosto 2026 Amazon ha superato i 3.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, mentre il Fondo Monetario Internazionale stima per l’Italia un PIL 2026 di circa 2.740 miliardi di dollari.
Il problema è che stiamo confrontando due cose diverse.
La capitalizzazione è il valore che la Borsa attribuisce a un’azienda. Si ottiene moltiplicando il prezzo di un’azione per il numero complessivo delle azioni. Non indica quanto denaro possiede Amazon e neppure quanto fattura in un anno. Comprende soprattutto le aspettative degli investitori sui guadagni futuri.
Il PIL, invece, misura il valore prodotto da un Paese nel corso di un anno.
È come confrontare il prezzo al quale potrebbe essere venduto un ristorante con quanto producono in un anno tutti i ristoranti di una nazione.
Il paragone colpisce, ma non dimostra che Amazon possa “comprare l’Italia”.
Amazon fattura davvero più dell’Italia?
Se vogliamo confrontare due valori annuali, possiamo mettere accanto il fatturato di Amazon e il PIL italiano.
Nel 2025 Amazon ha registrato vendite per 716,9 miliardi di dollari. È una cifra enorme, ma rappresenta circa il 26% del PIL italiano, non una cifra superiore.
Anche questo confronto non è perfetto. Il fatturato indica il totale delle vendite di un’azienda prima di sottrarre i costi. Il PIL, invece, somma il valore aggiunto prodotto nell’economia ed evita di contare più volte lo stesso bene nei diversi passaggi della filiera.
Se un negozio acquista un prodotto a 80 euro e lo rivende a 100, nel suo fatturato entrano 100 euro. Ma il valore aggiunto dal negozio non è 100 euro, perché gran parte del valore era già stato prodotto dal fornitore.
La conclusione corretta, quindi, è questa: Amazon non produce ogni anno più ricchezza dell’Italia. Tuttavia, la Borsa attribuisce a una sola azienda un valore superiore a quello prodotto dall’intera economia italiana in un anno.
E questa resta una notizia impressionante.
La vera domanda non riguarda il PIL
Fermarsi alla gara tra numeri rischia però di farci perdere il punto più importante.
Il potere di Amazon non deriva soltanto dal denaro. Amazon controlla una parte enorme del commercio elettronico, dispone di una rete logistica mondiale, raccoglie dati su milioni di consumatori e, attraverso Amazon Web Services, gestisce infrastrutture informatiche dalle quali dipendono imprese, servizi pubblici e organizzazioni.
Lo stesso discorso vale, con ruoli differenti, per Microsoft, Google, Apple, Meta e altre grandi aziende tecnologiche.
Uno Stato conserva poteri che un’impresa privata non possiede. Fa le leggi, riscuote le tasse, amministra la giustizia e dispone delle forze armate. Per questo sarebbe eccessivo affermare che Amazon sia già più potente dell’Italia in senso assoluto.
Ma il potere non consiste soltanto nel poter emanare una legge. Consiste anche nel controllare le infrastrutture senza le quali quella legge diventa difficile da applicare.
Che cosa accade quando le comunicazioni, i dati, i sistemi informatici e una parte dell’economia di un Paese dipendono da poche aziende straniere?
Formalmente comanda lo Stato. In pratica, lo Stato deve continuamente trattare con chi possiede la tecnologia necessaria al suo funzionamento.
Quando gli interessi delle Big Tech coincidono
Non serve immaginare una riunione segreta durante la quale i dirigenti delle grandi aziende decidono insieme il destino del mondo.
È sufficiente che abbiano interessi comuni.
Le grandi piattaforme possono esercitare pressioni sui governi, spostare investimenti, stabilire standard tecnici, decidere quali servizi offrire in un Paese e influenzare ciò che miliardi di persone vedono, acquistano e considerano importante.
Spesso le loro decisioni arrivano prima delle leggi. Quando uno Stato interviene, il mercato è già cambiato e milioni di persone dipendono già da quelle piattaforme.
Se queste aziende si muovono nella stessa direzione, anche senza un accordo esplicito, possono sviluppare una forza contrattuale superiore a quella di molti singoli Stati.
L’Unione europea ha introdotto il Digital Markets Act proprio perché ha riconosciuto che alcune piattaforme svolgono ormai il ruolo di passaggi obbligati tra imprese e cittadini. Non sono semplicemente aziende molto grandi. Sono diventate porte di accesso ai mercati digitali.
E se anche gli eserciti dipendessero dalle aziende?
Finora gli Stati hanno conservato un potere che sembrava impossibile trasferire alle imprese: quello militare.
Ma anche questo confine sta diventando meno netto.
Gli eserciti utilizzano sempre più droni, satelliti, sistemi di intelligenza artificiale, reti di comunicazione e infrastrutture cloud. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha assegnato ad Amazon Web Services, Microsoft, Google e Oracle contratti per fornire servizi cloud utilizzabili a tutti i livelli di classificazione, fino alle operazioni sul campo.
Questo non significa che Amazon possieda un proprio esercito. Significa però che perfino una grande potenza militare considera le infrastrutture di aziende private una componente essenziale delle proprie capacità operative.
La dipendenza potrebbe aumentare quando una parte crescente delle forze armate sarà composta da sistemi robotici.
Uno Stato potrà anche acquistare migliaia di robot, ma chi controllerà:
- il software;
- gli aggiornamenti;
- i sistemi di comunicazione;
- i satelliti;
- il cloud;
- la manutenzione e i pezzi di ricambio;
- i modelli di intelligenza artificiale che guidano le decisioni?
Formalmente quei robot apparterranno allo Stato. Ma se per funzionare dipenderanno continuamente dal produttore, una parte della sovranità militare resterà nelle mani dell’azienda.
Chi produce i robot non avrà necessariamente le proprie forze armate. Potrebbe però possedere la capacità di rendere operative, aggiornare o limitare quelle degli altri.
Chi dipenderà davvero da chi?
Il titolo “Amazon vale più dell’Italia” nasce da un confronto economicamente improprio. La capitalizzazione di un’azienda non è paragonabile al PIL annuale di un Paese.
Ma sarebbe un errore usare questa correzione per liquidare tutta la questione.
Una sola multinazionale può già controllare commercio, logistica, dati e infrastrutture digitali. Un piccolo gruppo di aziende controlla buona parte del cloud, dei sistemi operativi, delle piattaforme di comunicazione e dello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Domani le stesse tecnologie potrebbero diventare il sistema nervoso degli eserciti robotici.
La domanda importante, allora, non è se Amazon valga davvero più dell’Italia.
La domanda è quanto possa essere ancora sovrano uno Stato che dipende da aziende private per far funzionare la propria economia, le proprie comunicazioni e perfino le proprie forze armate.
Fonti
- Amazon vale più dell’Italia. E no, non è il titolo di un romanzo distopico : https://www.rivista.ai/2026/08/04/amazon-vale-piu-dellitalia-e-no-non-e-il-titolo-di-un-romanzo-distopico/
- Amazon, risultati finanziari 2025: https://ir.aboutamazon.com/news-release/news-release-details/2026/Amazon-com-Announces-Fourth-Quarter-Results/
- Fondo Monetario Internazionale, PIL italiano: https://www.imf.org/external/datamapper/profile/ITA
- Commissione europea, Digital Markets Act: https://digital-markets-act.ec.europa.eu/